Il carnevale di Zirog-Nah (6)

La moglie dell'eroe, braccia distese,
ha visto scorrere la folla e insieme,
piangendo, si è scaldata nel furore
di mille voci unisone ed una sola canzone,
canzone di vendetta e rabbia e decisione:
tuona come un cannone il suono di quel nome.

La moglie dell'eroe, braccia distese,
osserva nella strada le occasioni
fugaci, le sfide di sguardi voraci;
con un singhiozzo se ne chiama fuori,
offusca tra le lacrime le offerte
di sguardi pietosi e riverenti.

La moglie dell'eroe, braccia conserte,
ha chiuso la finestra e osserva
questa sua casa muta, vuota, inerte.


Pianeti perduti

era in programmazione la nascita di un mondo,
quando un'inondazione di parole, un gorgo,
travolse il verbo e l'intenzione primigenia

per partorire un nugolo infinito
di partizioni, parti, partiture
per cronache caotiche del crollo
di qualsivoglia voglia, inibizione

di volontà supreme
e supreme ambizioni.
Fertilità affogata
nel vasto lacerarsi,
ferita suppurata,

l'abiura
si slabbra,
si libra
libera
nell'aria
impura;

nessun suono sibila
nel vuoto siderale,
nessuna forma assimila
l'informe assiderarsi
di nubi senza scopo
se non la dispersione.

Il carnevale di Zirog-Nah (5)

La donna con i pantaloni e le pistole,
ebbra di fumo sulle barricate,
ebbe la sua pallottola d'onore
e adesso, stesa su un sudicio letto,
nel marcio odore delle bende infette,
bolle in pensieri madidi di febbre.

La donna con i pantaloni e le pistole
è un nome pronunciato a voce forte e ferma
nelle canzoni, negli slogan, nei discorsi,
mentre che tremula balbetta frasi tronche,
richiede l'acqua e un panno fresco per la fronte,
ascolta grida e spari, è ancora al fronte.

La donna nel sudario, a mani vuote,
galleggia a stento ed agita le braccia
debolmente, presto si addormenta.

Ah


"Aggiungo all'agitarsi
d'arti d'artisti arsi
per non assomigliarsi
nell'autoassimilarsi
ad avanguardie anti
in ambiti ambulanti
con abiti abbaianti
ad avidi abitanti
d'ambienti assai ambiti
d'amfetamine e ambrosia
d'agitazione ed agio
ancora e ancora e ancora"

"Ah"


La ritirata di Misirlunga (5)

La conca al riparo dal vento ululante
tracima di tende e rottami di fuochi
tra uomini e mezzi ridotti allo stremo
supini prostrati al dominio del cielo
-regale nella sua corona splendente
di opale diamante rubino zaffiro
silente richiama il silenzio trattiene
respiri singhiozzi lamenti bisbigli
nel greve viluppo del sonno sfinito
nel grande e infinito planar sull'abisso
senz'anima e vita colore nè sogno
là dove i compagni perduti nel ghiaccio
si giacquero senza volere ritorno
rapiti da questa invincibile quiete
da questa impassibile assenza già sazia
completa compiuta compresa in sè stessa
da questo impossibile ammasso di niente
che esplode in un lampo di luci rossastre
davanti allo sguardo confuso pesante
nel torpido e tiepido bozzolo svolto
dal rude strattone di questa esplosione
che espande con fiato di svelto sussurro